Tristezza e Depressione: la sottile differenza tra “infinitamente lontano” e “finito”
Una delle domande che, implicitamente o meno, viene più spesso rivolta agli psichiatri è quale possa essere la differenza tra sentirsi tristi ed essere depressi. Ormai il termine tristezza sembra essere sempre più sostituito liberamente dalla parola “depressione” che rimanda ad un concetto psicopatologico di disagio profondo. Ad ogni livello culturale ed in ogni fascia di età o ceto sociale la tristezza sembra non esistere più, e ci si riferisce ai propri sentimenti di malinconia sempre e comunque con la parola “depressione”. Questa sostituzione di significato è percepibile, da tutti credo, come intimamente ed intuitivamente sbagliata. Le spiegazioni tecniche ed il riferirsi ai nostri sistemi di classificazione delle patologie psichiche soddisfano poco in termini di comprensione profonda di questa sostanziale differenza, che non è neppure lontanamente, come molti pensano, di natura quantitativa. Questa riflessione mi è stata ispirata dal film Avatar, che ha al suo interno uno dei più comuni luoghi letterari della fantascienza, ovvero la lontananza estrema. In questo film un uomo è inviato in una remota regione dell’universo lontanissima dalla terra. Riflettendo su questa eventualità viene da chiedersi cosa potrebbero provare le persone a lui legate, e che genere di sentimento può evocare questa distanza dall’oggetto amato, disperso nelle pieghe dello spazio, che, alla fine della storia, vivrà per sempre su di un pianeta alieno. Questa situazione a me richiama una forma di tristezza, senza dubbio, ma anche una più elaborabile sensazione di malinconia che emerge dalla consapevolezza di un suo esistere ancora seppur in altra forma ed in un’altra dimensione spaziale e temporale. Ben altra situazione e ben altro genere di stato psichico sarebbe quello relativo alla morte di quella stessa persona, al suo non più esistere. A mio parere, quindi, la parola “tristezza” si può ben riferire ad un sentimento che si rivolge ad oggetti o parti di noi che, seppur difficilmente recuperabili, sono ad una distanza in potenza ancora percorribile seppur a grande fatica, mentre la “depressione” riguarda tutto ciò che, di fatto, non è più raggiungibile perché è ormai finito, andato via per sempre.

Sono completamente d’accordo