Categoria: Varie ed eventuali
Ducati Streetfighter 848: considerazioni dopo un anno di utilizzo intensivo
Questo post è una specie di riassunto dell’esperienza di utilizzo della nuova Ducati Streetfighter 848 che ho posseduto per circa 12 mesi. Per essere subito chiari voglio dirvi che ho appena venduto la moto per la semplice ragione che passerò alla nuova 1199 Panigale entro febbraio 2013: questa è davvero l’unica motivazione! Infatti la prima informazione che voglio comunicare è che l’esperienza di quest’ultimo anno con la Streetfighter 848 è stata davvero esaltante, appagante sotto tutti i punti di vista. La nuova naked 848 Ducati, da me acquistata ad inizio Febbraio 2012, riprende la linea della versione 1100, ed è aggressiva, snella e molto originale nelle soluzioni estetiche come il faro anteriore con i led sdoppiati che sembrano due occhi felini e i silenziatori di scarico sovrapposti laterali. Sin dall’introduzione della esagerata versione 1100 (con motore 1098) molti clienti della casa di Borgo Panigale avevano chiesto di declinare la Streetfighter in chiave più “civile ed educata”: quando l’azienda ha deciso di ascoltare la voce dei propri fans i risultati si sono senz’altro visti, quanto meno in termini di vendite, infatti la SF848 è stata la terza moto più venduta in Italia nel freddo mese di Febbraio 2012.
Iniziamo ad analizzare la moto in profondità. Guardando questo bellissimo oggetto meccanico con attenzione non si noteranno mai parti grezze o poco curate, le saldature sono ottime, le plastiche ben accoppiate (che, infatti, non sentirete mai vibrare), i cavi quando possibile ben nascosti dai travi del telaio o dalle plastiche stesse. La sella è abbastanza alta e la posizione di guida è molto caricata in avanti e si sta praticamente sopra il manubrio (almeno io che sono 182cm di altezza). Guidando normalmente l’unica cosa della moto che rimane nel campo visivo sono gli specchietti e questo è molto appagante. Per poter visionare la strumentazione è necessario abbassare la testa, ma la leggibilità è molto alta sia di giorno che di notte. Le pedane risultano un po arretrate ma non sono scomode (considerando il tipo di moto). E’ da segnalare come dopo una mezz’ora i polsi cominceranno ad essere un po indolenziti, ma per una moto così è una cosa da tenere in conto. Una volta spinto il pulsante dell’accensione il rombo del motore è BELLISSIMO! È davvero molto coinvolgente e, sopratutto in scalata, trasmette tutta la cattiveria e il sound graffiante tipico della Ducati. In movimento la moto vi sembrerà leggerissima e molto reattiva, con una facilità disarmante nella discesa in piega: basta pensare di curvare che ti trovi la moto già in traiettoria. Molto sensibile allo spostamento del peso si guida praticamente col pensiero. Le sospensioni sono, ovviamente, rigide e si salta parecchio sulle sconnessioni. L’avantreno è solido e preciso, si ha l’impressione di percepire ogni singola irregolarità dell’asfalto. Il motore ha una bella progressione e permette di viaggiare con tranquillità a partire dai 2500 rpm. Oltre i 4000 rpm la musica, e la spinta di accelerazione, cambia drasticamente e si raggiungono in un lampo velocità molto elevate (la velocità max segnalata dagli utenti in pista e di circa 260 Km/h). L’ottima coppia permette delle progressioni notevoli con un allungo sorprendente. Il cambio risulta ben contrastato e preciso, deve essere usato con decisione. La prima è parecchio lunga, mi son trovato spesso ad usarla, soprattutto in città. Freno anteriore praticamente “da pista”, molto potente e modulabile, leva ben per nulla spugnosa, e sempre precisa anche dopo molto tempo. Il freno posteriore deve essere strizzato con forza per fare il suo dovere, ma è presente e non solo un elemento “in più”.
Che cosa mi ha colpito di più nell’esperienza generale di guida della Streetfighter 848? In primo luogo l’affidabilità del mezzo, sia in termini di assenza assoluta di problemi meccanici, sia in termini di prestazioni in ogni situazione di guida, anche estrema: la 848 è una fantastica compagna sia nella vita di tutti i giorni, sia nelle uscite della domenica con gli amici. In secondo luogo non posso non segnalare il controllo di trazione che lavora davvero in maniera eccelsa, tenendo la possente coppia del Testastretta 11° al suo posto senza scomporre troppo l’assetto. Durante il periodo di utilizzo ho tenuto il DTC, mediamente, al livello 5 (intermedio) e si notava la sua presenza solo in casi limite. Per sfizio l’ho provato ad utilizzare in diverse modalità (si modifica in 5 minuti tramite dei pulsanti nel manubrio) e il giusto livello è, in ogni caso, tra 4 e 5 su strada in base al tipo di guida ed alle condizioni del terreno. Lasciatemi poi dire che la SF848 è una moto che non stanca e che diverte sempre, in ogni situazione: l’unica cosa che mi ha spinto a cambiarla è stato il passaggio alla “Regina” di casa Ducati, appunto la 1199 Panigale; confesso che, sebbene carico di entusiasmo, non so se la 1199 potrà regalarmi le stesse soddisfazioni che la SF848 può dare nella quotidianita di un motociclista.
In conclusione: vi consiglio questa moto? Senza dubbio si. E’ la moto ideale per chi non ha troppi problemi di budget e cerca una maxinaked molto potente ma al tempo stesso gestibile. Probabilmente sotto il profilo prestazionale ed estetico ha pochi rivali. Il feeling di guida è stato sempre davvero perfetto, e la ciclistica sempre all’altezza della situazione. La Ducati Streetfighter, in definitiva, convince moltissimo non solo per la sua estetica, ma soprattutto per i suoi contenuti e per la guidabilità, risultando una moto molto aggressiva e divertente, senz’altro adatta a chi già abbia un minimo di esperienza di guida ed una gran voglia di divertirsi, sfruttando il top della tecnologia e dell’esperienza della casa motociclistica italiana più amata ed esclusiva al mondo. Vi lascio con la prova della SF848 di Nico Cereghini su Moto.it
Baìo di Rore 2012
Eccovi un breve “assaggio” dei filmati che abbiamo girato durante la Baìo di Sampeyre del 2012 in Val Varaita; le immagini che vedrete riguardano la Baìo di Rore e sono solo parte di tutto il materiale video che abbiamo raccolto e che verrà montato nei prossimi mesi appena avremo tempo! Buona visione!
La (sottile) differenza tra “illegale” ed “immorale”
E’ solo una mia teoria, ma sono convinto che la maggior parte di chi ha fatto un sacco di soldi, un sacco di successo, un sacco di “qualsiasi cosa” partendo dal nulla, vivendo in questi ultimi 50 anni, lo abbia fatto in maniera o illegale o immorale. Non parlo dei “figli di papà” che pensano di avere successo e di stare costruendo qualche cosa mentre, in realtà, stanno solo godendosi i frutti del lavoro dei loro avi. Non parlo neppure dei pochi geniali illuminati della new economy (vd. Mark Zuckerberg, Larry Page e Sergey Brin, Steve Jobs e Steve Wozniak, etc etc), o personaggi similari, la storia dei quali è, in ogni caso, piena di controversie. Escluderei anche molti artisti in vari campi (ma non i loro produttori/sfruttatori). Sto parlando di professionisti (medici, avvocati, etc), politici, faccendieri, imprenditori, azionisti, e di tutte quelle persone che hanno creato patrimoni ingenti, e/o che sono a capo di istituzioni. Gli esempi si sprecano: professionisti della pubblica amministrazione o della sanità che fanno più consulenze ed attività private che altro, doppi incarichi di governo, distacchi sindacali “estremi”, imperizia nel proprio lavoro, privati che legiferano o governano a proprio vantaggio o delle proprie aziende, persone condannate che lavorano nella pubblica amministrazione e/o al governo, etc. etc. etc.
L’idea che se la carriera di un professionista o una azienda si siano sviluppati nell’ambito della legalità, siano sempre da considerarsi positivamente o quantomeno essere esenti da critiche o da approfondimenti, è tipicamente italiana.
“Una volta che rinunci all’integrita’ morale, il resto e’ facile.” – Legge di Evan
Che cosa è il “buonsenso”?
L’istinto nasce dall’incontro tra una specie animale e l’ambiente che lo circonda al fine di seguire un’imperativo “esistenziale” che ha a che fare con il tentativo di “preservarsi” come singolo facente parte di una specie. L’uomo è una specie animale dissimile da tutte le altre e l’ambiente in cui vive è a metà strada tra la concretezza del mondo e la rappresentazione ideale che dimora nell’intelletto. Il “buonsenso” rappresenta il modo in cui l’istintualità si esprime nell’uomo e nel rapporto di esso con la quotidiana esperienza della realtà; il “buonsenso” è uno strumento di conoscenza e di scelta che attiene, altresí, alle posibilità intuitive del cervello umano. Erroneamente si confonde il “buonsenso” con il “senso comune”, ossia con la “tendenza” a prendere acriticamente per vera un’opinione o un “sapere” che hanno solo il merito di essere diffusi.
Arkhee – “A Different Death”
E’ uscito in data odierna su iTunes e su tutti i maggiori portali di vendita di musica online il mio ultimo disco di musica elettronica sotto lo pseudonimo di Arkhee. Aspetto i vostri feedbacks sia sul blog che su Facebook.
