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Benzodiazepine: una questione da chiarire e poi da risolvere
Il rapporto Osmed 2010 sulle prescrizioni farmacologiche, l’ultimo completo presente sul sito dell’AIFA, conferma quello che già sappiamo rispetto alle vendite dei farmaci in fascia C in Italia: Tra i primi venti prodotti in ordine di consumo, totalmente a carico del cittadino, 7 sono ansiolitici/ipnotici, 3 sono prodotti per migliorare l’erezione, e 2 prodotti ormonali ad azione anche contraccettiva. I prodotti benzodiazepinici sono il caso più preoccupante dato che, come riportato nelle loro schede tecniche, l’uso raccomandato è quello occasionale o periodico ma limitato nel tempo. Sono prodotti le cui confezioni contengono numerose compresse e sono a costi contenuti, per cui l’unità di spesa (costo per giorno di terapia) è bassissimo. Per raggiungere il primo posto nella spesa è probabile che quindi vi sia un uso diffuso, regolare e fuori dal controllo medico di questi prodotti. I prodotti nello specifico sono (in ordine di consumo): lorazepam, alprazolam, bromazepam, lormetazepam, delorazepam, zolpidem, triazolam. Trattasi, tranne il delorazepam, di prodotti accomunati dal rapido effetto, utilizzabili come ansiolitici, sonniferi o sedativi in dosi maggiori (uso meno probabile trattandosi di uso extraospedaliero).
Quale è il significato di tutto questo per la salute del cittadino? Quale è la responsabilità dei medici? Quale è la responsabilità dei farmacisti? Perché non si fa informazione a “tappeto” alla popolazione?
Iniziamo da semplici questioni farmacologiche. Le benzodiazepine dopo un periodo molto breve, intorno ai 15 giorni, iniziano a perdere la loro efficacia sui sintomi per cui si utilizzano, per cui si inizia a manifestare il fenomeno della tolleranza, ovvero devo usare un dosaggio più alto per ottenere lo stesso effetto. Si ritiene che dopo pochi mesi la dipendenza sia già in atto con evidenti segni di astinenza se la sospensione è immediata; nel paziente si consolida così l’idea che se lui “toglie il farmaco” i sintomi ritornano per cui la medicina che sta assumendo lo sta davvero aiutando. In realtà quello che succede è che se lui toglie il farmaco si ha una sindrome astinenziale spesso molto simile al quadro clinico che lo ha portato ad iniziare l’utilizzo del farmaco. Un paziente mediamente non comprenderà mai questo fenomeno se non viene spiegato a lui con grande attenzione. Le benzodiazepine, di fatto, sono farmaci molto utili in alcuni contesti, ed estremamente dannosi in altri. A esempio la pratica prescrittiva di tali farmaci da parte dei medici di base è stata ed è altissima, come dimostrano i dati OSMED, ed ora, che si è compreso l’effettivo sfavorevole rapporto costo/beneficio di questi farmaci, non si sta in alcun modo tentando di “riparare ai danni fatti” cercando di portare avanti dei programmi educativi e di progressiva disassuefazione. Stesso discorso vale per molti psichiatri i quali, in maniera totalmente antiscientifica e fallimentare, continuano a prescrivere a tappeto e per periodi di tempo totalmente incongrui questo genere di farmaci pur essendo presenti moltissime alternative, farmacologiche e non, per far fronte ai disturbi che “tradizionalmente” si curavano con le benzodiazepine. Questo fenomeno è spiegabile, secondo me, da varie ragioni:
- I medici non “ascoltano” più i loro pazienti e non li educano ad un buon uso dei farmaci, probabilmente perché il livello di preparazione generale si sta abbassando, grazie anche a formazioni ECM che di tutto parlano tranne delle cose che veramente sono importanti. Inoltre la ricettazione dei farmaci avviene spesso con modalità irresponsabili, rapide ed espulsive, senza di fatto ragionare davvero sulla salute della persona.
- Nonostante la letteratura internazionale, tutti i lavori scientifici “seri” al riguardo ed i dati statistici “bruti” confermino l’alta pericolosità di questa classe di farmaci, la percezione della gente comune, degli operatori della sanità, dei medici e dei farmacisti è quella di “farmaci sicuri e maneggevoli”.
- Le farmacie vendono troppo spesso questa classe di farmaci senza pretendere l’obbligo di ricetta medica. Inoltre visto che ad oggi le farmacie vengono spesso utilizzate anche per chiedere piccoli ausili di informazione medica, mi chiedo come sia possibile che eticamente un farmacista non senta il dovere di prendere contatto con il medico di base di un cittadino che vede abusare di benzodiazepine per comunicare questo problema al curante. In questo modo le farmacie diventano, loro malgrado, responsabili dirette di questa dipendenza.
Nel 2012 le alternative alle benzodiazepine per i disturbi d’ansia, il DAP, il DOC, l’insonnia, alcune forme depressive, alcune forme di psicosi, ci sono e sono rappresentate da classi di farmaci sicuri, efficaci e con potenziale d’abuso praticamente nullo: SSRI, SNRI, NaSSa, zolpidem, gabapentin, betabloccanti, alcuni neurolettici a basso dosaggio, pregabalin, etc etc. Inoltre alcuni quadri sintomatologici sono gestibili e risolvibili sia con interventi interpersonali semplici da parte del medico di base o con psicoterapie gestite da psichiatri e/o psicologi specializzati in psicoterapia.
- Allison Hirst1,*, Richard Sloan Benzodiazepines and related drugs for insomnia in palliative care Copyright © 2009 The Cochrane Collaboration. Published by John Wiley & Sons, Ltd.
- Catherine D Darker1,*, Brion P Sweeney2, Joe M Barry1, Michael F Farrell3 Psychosocial interventions for benzodiazepine harmful use, abuse or dependence Copyright © 2012 The Cochrane Collaboration. Published by John Wiley & Sons, Ltd.
- Edmund Lonergan1,*, Jay Luxenberg2, Almudena Areosa Sastre3 Benzodiazepines for delirium Copyright © 2009 The Cochrane Collaboration. Published by John Wiley & Sons, Ltd.
- Jonathan C Ipser1,*, Dan J Stein2, Susan Hawkridge3, Lara Hoppe2 Pharmacotherapy for anxiety disorders in children and adolescents Copyright © 2010 The Cochrane Collaboration. Published by John Wiley & Sons, Ltd
