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Chi potrà permettersi di dire la Verità sulla “crisi” in Italia?

Voglio prima di tutto esplicitare che io non sono un grande fanatico della “verità” come valore o categoria in se. Giudico male quel genere di persone che affermano di “dire sempre quello che pensano”, di essere “sempre oneste”, e ritengo che nessuno, per fortuna, dica quello che pensa sempre e senza filtri. Ma vi immaginate se, durante una cena tra amici, ogni persona dicesse davvero quello che pensa? I desideri e le fantasie, i giudizi di valore e le profonde percezioni dell’altro potrebbero distruggere il più affiatato dei gruppi. Nonostante ciò ritengo vi siano situazioni in cui la verità sia utile, nella sua forma più spietata e tagliente, per risolvere problemi e per definire scenari difficili che necessitano di grande lavoro per essere risolti. Aprire gli occhi. Ad esempio la domanda di questo 2012 è: come uscire dalla crisi? In realtà la prima domanda dovrebbe essere: che cosa è davvero la crisi, e chi la generata?

La “crisi” non è un’entità metafisica negativa, lo stesso termine rimanda, in definitiva, ad uno stato d’animo e non ad una condizione oggettiva. Personalmente ritengo che lo stato d’animo del singolo o del gruppo definibile “di crisi” è quella condizione  in cui i desideri sono molto divergenti da ciò che si ha veramente, e si è consapevoli che tale condizione perdurerà per lungo tempo.  In senso assoluto la contemporaneità, lo stato attuale, questo stesso 2012 è il momento migliore di tutta la storia dell’uomo. Infatti, in buona sintesi, ci saranno nel mondo “solo” una ventina di guerre in corso, l’aspettativa media di vita del mondo è di circa 64 anni, la diffusione della cultura è buona, le persone che muoiono per fame stanno diminuendo così come le persone che hanno accesso alle cure primarie stanno aumentando. In Italia, rispetto ad inizio secolo, le nostre condizioni sono un paradiso. Che cosa c’è che non quadra quindi? Il punto è che le cose potrebbero andare molto meglio, probabilmente potremmo avere le potenzialità, come pianeta, di essere molto più avanti. O almeno questo è il nostro desiderio come abitanti del pianeta Terra.  Ma rimaniamo sull’Italia…

Quali errori sono stati fatti per pensare che la condizione attuale, seppur buona se paragonata al passato, potrebbe essere molto, molto migliore? Descrivere lo scenario attuale non dovrebbe essere forse il punto “Zero” per poter migliorare le cose? Ma allo stato attuale, chi potrà permettersi di dire la verità sulla crisi? Chi, in periodo pre-elettorale, può permetterselo? Si può evitare di chiedersi quali sono stati gli errori solo per evitare che vengano attribuite delle colpe? Da sempre la verità, che rappresenta un “oggetto pericoloso” difficile da maneggiare, è affidata a “buffoni”, a “comici”, ai “pazzi” a narratori inventati di opere letterarie. Ai nostri giorni sono i “dati” e le statistiche le uniche due entità, quasi metafisiche, a potersi permettere di dire la verità. Ai dati ed alle statistiche oramai si attribuiscono la responsabilità delle scelte, come se quelle percentuali non fossero degli uomini. Ad esempio guardando la percentuale degli Italiani di chi, negli ultimi 17 anni, ha votato, in qualche maniera, per Berlusconi, viene da chiedersi dove siano adesso tutte queste persone. Oppure tutti ci chiediamo chi sono il circa 35% (ma forse il 45%…) di Italiani che evadono stabilmente le tasse. Oppure chi sono stati ad accendere mutui, prestiti e finanziamenti negli scorsi anni indebitandosi fino al collo. La vera colpa di questo “sistema” e che ci induce a desiderare ad ogni costo un livello di vita alto ed uguale per tutti al di la dei nostri desideri profondi, di quello che desideriamo veramente.  Non credo ne abbia altre. La colpa di tutti noi e che seguiamo questo attrattore, tradendo quello che veramente siamo, acconsentendo ad essere quello che ci chiedono senza farci domande sulla nostra felicità. Nessun politico ci ricorderà che la colpa di “tutto” è di “tutti” perchè è angosciante, fastidioso e addirittura irreale per molti. Penso che questa sia, in ultima analisi, la verità sulla crisi di oggi e di sempre, ed il fallimento di questo sistema forse non coinciderà con il fallimento di tutti noi come esseri umani che, ognuno a nostro modo, lo abbiamo costruito (in pochi) ed alimentato (Tutti). Anche questa volta andremo a votare colui che ci convincerà che la colpa di tutto non è la “nostra” ma degli “altri”…

Perchè io non voterò nel 2013

Vorrei comunicarvi perchè io non voterò alle prossime elezioni 2013. Non destra, non sinistra, non centro, non Movimento 5 Stelle, non vecchi e non giovani. Non voterò non tanto perché ho difficoltà a scegliere un delinquente tra i delinquenti, o un incompetente tra altri incompetenti. La necessità di dover scegliere l’opzione “migliore” e non l’opzione “perfetta” appartiene naturalmente all’essere umano e tutti noi la esercitiamo nel corso della vita senza lamentarci perché sappiamo che non possiamo fare che così. E’ la condizione umana. Poco importa se lo scenario politico è drammatico, si potrebbe sempre scegliere il meno peggio. Ma è qui che sta il vero inghippo…

Due domande necessitano di risposta. Cosa sappiamo, noi cittadini della politica, delle persone che staranno al comando, delle loro vere intenzioni e del’indice probabilistico che uno di loro possa fare meglio dell’altro? Altra domanda, che qualche persona prima o poi dovrà fare: tutti noi cittadini vogliamo davvero il cambiamento?

Berlusconi aveva capito per primo la regola “zero” della politica, ovvero il consenso lo si costruisce dalla base. La maggior parte delle persone che vivono in Italia non hanno interesse per la politica, mi riferisco alla base dei cittadini, a quelle persone che si muovono verso la politica senza sapere nulla, ad esempio, di come funziona lo “Stato Italia”, di come si fanno le leggi, di che cosa è l’economia, etc.etc. per cui il vero aggancio con loro è l’emotività: a queste persone non serve dare troppe informazioni, a loro basta una “visione”, basta l’enfasi, basta non il vero, con la sua complessità, ma il verosimile, limpido, rincuorante e definito.

Tra la casta e la base abbiamo poi il “sottobosco” della popolazione. Medici, avvocati, piccoli imprenditori, professionisti, dirigenti pubblici, figli di buona famiglia. Tutte queste persone sanno, consapevolmente o meno, di essere nella posizione migliore poichè non hanno troppi benefits o troppi soldi, ma in cambio sanno di essere “invisibili”, di non rischiare molto sotto il profilo penale, e sanno di potersi muovere tra il disastro del paese con disinvoltura, sanno che il loro benessere è costruito sull’evasione fiscale e sull’aggirare la legge (chi lavora nel privato) e sull’inossidabilità della loro posizione e la assoluta assenza di una qualità di prestazione equiparata al loro stipendio (se lavorano nel pubblico). Sono loro che si lamentano di più e meglio, in maniera molto raffinata e confondente, ma sono proprio loro che vogliono che le cose non cambino drasticamente, nella sostanza, perché non sanno ancora se è nel loro interesse. Questa classe di persone sono il vero propellente segreto della politica. Cosa risponderebbe questo “sottobosco” se venisse chiesto loro di annullare il contante a favore di transazioni elettroniche per risolvere subito il problema dell’evasione fiscale? Cosa risponderebbero i dirigenti pubblici (anzi tutte le persone che stanno nella pubblica amministrazione o nei pubblici servizi) se gli si proponesse di essere seriamente valutati nel loro operato mettendo in discussione la loro non licenziabilità, l’assenza totale di richiesta di risultati? Io ritengo che la politica sia nelle mani di questo “sottobosco” e che la cosiddetta casta sia un prodotto di questo grande numero di persone, ne sia un’allegorica emanazione del suo cervello collettivo.

La politica , quindi, ci dirà sempre cose giuste. Tutti più o meno le dicono, se vi andate a vedere i programmi (le “idee” come le chiamano oggi), sia Berlusconi, sia Renzi, sia Grillo, tutti tutti. I problemi sono: 1) Queste idee hanno fondamento teorico e, lasciatemi dire, scientifico-positivistico per andare a buon fine? 2) COME intendono realizzare le loro idee?

La politica si lascerà sempre un margine di indeterminatezza quando parla di vincere l’evasione fiscale, di abbattere la disegualianza sociale, e tutto ciò che è un emergenza per il nostro paese. Per questo non è possibile sapere cosa penseranno davvero i canditati delle prossime elezioni.

Infine, le persone che si muovono con Beppe Grillo stanno un po a metà, ma anche loro amano l’enfasi e l’informazione parziale mixata alle stupidaggini, e Grillo di stupidaggini su ambiente, sanità ed economia ne dice un certo numero, a mio parere. Inoltre, nonostante quanto ne dica lo stesso Grillo, nel caso se ne andasse via il comico la gente perderà di nuovo la voglia di aggregarsi intorno a delle idee, perchè abbiamo sempre bisogno di un “vate”, di un “mecenate” di un “dittatore” di un “comico”, perchè non abbiamo fiducia in noi e nella potenza del confronto semplice tra uomini.

Chiedo con grande umiltà a tutti, dove stia l’errore nel pensiero che ho appena esposto, quale sia il rischio vero se la gente non va a votare. Solamente non vorrei sentire cose del tipo “con un simile ragionamento i paesi certo che vanno a ramengo!” oppure “il voto ha sempre valore.” oppure “Il voto è lo strumento principe di ogn democrazia.” oppure “se il paese va a ramengo e’ perche’ la maggioranza nelle precedenti elezioni ha votato un demente, se la cosa non vogliamo che si ripeta possiamo solo andare a votare.”. Vi prego non uccidiamoci a vicenda di stupidaggini. Sentiamo il bisogno di capire senza che ce lo dica Santoro, confrontiamoci senza che ce lo imponga un comico, cerchiamo di non avere paura ad essere retti e giusti perchè non è improbabile che il metafisico, dio, gli dei e tutto il resto siano solo un archetipo collettivo e che la realtà potrebbe essere niente di più, e niente di meno, che il nostro essere uomini davanti ad altri uomini, per cui, parafrasando Sartre, ogni persona è responsabile di tutto davanti a tutti”. Finisco chiedendo se, in assenza di informazione (il vero problema dell’Italia), è davvero un gesto stupido “stare fermo”? Creerò più danni di chi, senza basi logiche autentiche, voterà quello che definirà “il meno peggio” solo su dimensioni emotive e in assenza di veri dati oggettivi? Votare senza sapere nulla di reale, di concreto, di verificabile, di non ambiguo, non è più un diritto, è l’illusione di un diritto. Basandosi su questa illusione qualche persona potrà dire di essere stata votata da qualcuno, da una parte di popolazione e, di conseguenza, potrà dire di essere stato eletto democraticamente. Il voto è un diritto se sappiamo consapevolmente e concretamente chi e cosa faranno un certo gruppo di persone. Votare senza sapere nulla del mondo in cui viviamo e delle persone che pretendono di governarlo è solo un gesto irresponsabile. Dovrebbe, ognuno di noi essere informato sul funzionamento della nostra nazione e non dovremmo farci bastare quattro stupidaggini che loro chiamano “programmi” o, peggio, “idee”. Chi, cosa, perchè e, sopratutto COME. Con precisione. Questo a me manca. Per questo io nel 2013 non voterò.

Jean-Paul Sartre:

Quando i ricchi si fanno la guerra, sono i poveri a morire. (da Il diavolo e il buon Dio, 1951)

Per ottenere una verità qualunque sul mio conto, bisogna che la ricavi tramite l’ altro. L’altro è indispensabile alla mia esistenza, così come alla conoscenza che io ho di me. (da L’esistenzialismo è un umanismo, 1946)

L’uomo è condannato ad essere libero. (da L’essere e il nulla)

La libertà di informazione in Italia: il nodo della questione

La “Freedom House” è forse la più importante organizzazione mondiale che si occupa di “tastare il polso” al livello di libertà e democrazia nel mondo. Credo che sia importante sapere che l’Italia, dal 2004, è entrata a far parte di quelle nazioni che hanno un livello di libertà di informazione solo “parziale“. E’ al 75° posto nella classifica delle 196 nazioni del mondo (a pari merito con la Namibia). Sino al 2003 l’Italia era tra quelle nazioni in cui vi era sufficiente libertà di informazione. Questo è il link alla mappa riassuntiva.

Perché l’opposizione non ha mai fatto, e non sta ancora facendo, una grande “battaglia” per la libertà di espressione in Italia? E’ ovvio che lo stato attuale delle cose  è un prodotto dell’opposizione. E’ ridicolo prendersela con Berlusconi. Per anni c’è stata una “bilancia” di potere che ha permesso di “nutrire” un gruppo di Italiani, quelli che sono stati al potere (destra e sinistra) e che avrebbero dovuto fare gli interessi della nazione, in maniera non morale. Magari legale, grazie a leggi sia “ad personam” ma anche “ad castam”, ma non morale. I partiti mettono le mani sui giornali, sulla televisione ed ora lo vorranno fare anche su quello che diverrà l’unico media, ovvero la rete. Perché nessun rappresentante dell’opposizione ha espresso fortissime e nette posizioni contro la recente “legge bavaglio” sull’informazioneE’ altrettanto ovvio che se non c’è libertà di informare chi è al potere fa quello che gli pare. Destra e Sinistra.

P.S. Al potere sapete chi ci sono? Ci sono degli italiani. C’è la nostra mentalità al potere. C’è il nostro scarso interesse per sapere come stanno davvero le cose. C’è la nostra debolezza ad essere sedotti da chi ci governa.

P.S. 2 Consiglio a tutti questo VIDEO altamente esplicativo…

Sognare?

L’invito a sognare un’Italia diversa è stato, ed è, un tentativo di controllo. Sono troppi anni che ci chiedono di credere al “sogno” di un’Italia nuova come se fosse possibile far accadere le cose semplicemente pensandole. Noi non possiamo realizzare un sogno se non sappiamo chi siamo, dove siamo e che risorse abbiamo, dato che, in generale, la realizzazione di un progetto richiede sempre un’azione più o meno faticosa. Questa è un’ottima ragione per la quale nessun politico dovrebbe, oggi, invitare gli italiani a “sognare” un paese diverso. L’Italia ha già troppo sognato. Nell’eccitamento emotivo delle illusioni tutti noi abbiamo disimparato lo sguardo lucido e concreto che permette di orientarci e di capire chi siamo e dove siamo. Spero che non ci sia solo “l’italia che va a letto presto” descritta dalla Marcegaglia. L’Italia che “sogna”. Spero che ci sia un’Italia che, in questo momento, stia vegliando, e che trascorra le notti a cercare di informarsi, di sapere, di conoscere le cose senza temere di affrontare la “complessità” del mondo, senza accettare le “realtà semplificate” che ci propongono per farci dormire bene e sognare un Italia che probabilmente neppure desideriamo davvero. Non di sogni c’è bisogno, ma di risvegli.