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La questione Sandoz-Novartis: è forse il momento di regolamentare seriamente il rapporto tra medici e case farmaceutiche?

Il recente scandalo che ha travolto la Sandoz, azienda che fa parte del gruppo Novartis, dovrebbe portare la classe medica in toto ad interrogarsi con grande responsabilità sulle modalità con le quali entrare in rapporto con le aziende farmaceutiche. Ci sono dodici dirigenti e informatori farmaceutici della Sandoz, nota azienda farmaceutica e 66 medici di ospedali pubblici e privati di tutta Italia più due responsabili di agenzie di viaggio coinvolti e tutti indagati. È questo il bilancio dell’operazione dei Nas “Do ut des”. Una delle domande che viene da porsi è: quale deve essere la funzione degli Informatori Scientifici del Farmaco? Ovviamente queste figure professionali, che in una faccende complessa come questa si prenderanno gran parte della responsabilità, non sono certo il fulcro della vicenda. Sono solo un’anello della catena, forse il più debole. La funzione degli informatori scientifici del farmaco (ISF) dovrebbe essere quella di trasmettere a medici e farmacisti quella serie di notizie riguardanti la composizione dei farmaci ad uso umano, la loro attività terapeutica, le indicazioni, la posologia, le modalità d’uso, le precauzioni e l’eventuale, o meno, concedibilità da parte del Servizio sanitario nazionale italiano. Ma è sempre così? E’ proprio questa la ragione per cui le Aziende Farmaceutiche investono milioni in loro e li assumono (e li licenziano senza pietà…)? Alcune considerazioni:

1) Nel 2011 può aver senso che un medico non sappia almeno leggere l’inglese scientifico e utilizzare perfettamente tutte le risorse scientifiche del web? Ovvero non è un DOVERE, incluso nella professionalità medica il dedicare AUTONOMAMENTE tempo ad aggiornarsi? In sostanza, direi, che dovrebbero essere i medici, ovvero coloro che usano effettivamente i farmaci, a dover insegnare ad altri le indicazioni, la posologia, le modalità d’uso, le precauzioni e gli effetti collaterali e secondari delle medicine che prescrivono ai loro pazienti, altrimenti la loro preparazione professionale risulterebbe inadeguata. Cosa dovrebbero aggiungere, quindi, le informazioni che le aziende veicolano nella classe medica?

2) Gli informatori scientifici del farmaco fanno frequentissime visite ad ogni medico. Perché? Una volta che sono stati consegnati alcuni studi (tutti sempre a favore della molecola pubblicizzata, mai nessuno che suggerisca qualche punto di vista diverso) e fornite alcune informazioni (che dovrebbero essere inutili ad un professionista serio che sa aggiornarsi e studiare), a cosa servono le varie visite all’anno che un ISF fa ad ogni medico? Io la definirei una forma di “pressione”.

3) L’informazione sul farmaco portata dagli ISF è per definizione di parte. Praticamente tutti gli studi proposti sono sponsorizzati dall’azienda o fanno capo a sperimentatori pagati e/o delegati dall’Azienda produttrice. Non vengono mai discussi studi o trials clinici a sfavore del farmaco, e ce ne sono sempre, poiché stiamo parlando di marketing e non di perseguire la verità scientifica. Gli ISF vengono pagati dalle Aziende per “vendere” non per “informare”. E appena un farmaco perde il brevetto gli ISF vengono “spostati” o licenziati senza pietà, appena e quando possibile.

Alla luce di queste brevi considerazioni, siamo sicuri che i cosiddetti “omaggi per i signori medici”, gli inviti a congressi in luoghi piacevoli, le varie cene, il tentativo di instaurare rapporti pseudo-amicali, numerosissime visite per ripetere sempre le stesse cose e per portare punti di vista solo a favore del farmaco pubblicizzato, di fatto tutto quello che viene contestato nel caso della Sandoz, non possano influenzare pesantemente il giudizio di alcuni medici spingendoli a prescrivere in maniera non responsabile? In sostanza non è ragionevole pensare che le grandi aziende concedano quello che di fatto sono “benefits” al solo scopo di “fare pressione” su colui che prescrive, ovvero sul medico? E’ chiaro che, perché il sistema funzioni, è indispensabile la scarsa competenza del medico e/o la sua volontà di accettare questa “pressione”. Inoltre è probabile che le industrie del farmaco pretendano dai loro dipendenti non tanto una “buona informazione” quanto dei miglioramenti delle vendite, sottoponendo i loro informatori, a loro volta, a notevoli pressioni per poter apprezzare una costante crescita in tal senso. La testata giornalistica Propubblica.org, vincitrice del premio Pulitzer, ha portato avanti una investigazione, “Dollars for Doctors“, assolutamente interessante che spiega approfonditamente questi meccanismi di “pressione” chiaramente a scapito della salute del cittadino e di una buona gestione della farmacoeconomia. Fortunatamente è possibile prendere atto che, grazie all’intervento di canali di informazione “sani” (non certo lenti e “coinvolti” come quelli italiani) che esprimono CHIARAMENTE come stanno le cose, il fenomeno si stia arginando in alcuni paesi come gli USA. Questo trend migliorativo nei rapporti tra multinazionali del farmaco e classe medica presente in altri paesi potrebbe essere una delle ragioni per cui, in Italia, molti lavoratori che operano come informatori stanno correndo o correranno il rischio di essere licenziati sulla base di criteri, in realtà, di mero calcolo costo-beneficio “in prospettiva”, dimostrando nuovamente quale è lo stile con il quale operano queste aziende. Sempre in Italia un lavoro giornalistico simile a quello di Propubblica.org è stato attuato dal giornalista Paolo Barnard, autore di inchieste scomode per il programma Report di Rai3. Un interessante articolo divulgativo per “non specialisti” del settore: http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=130730104

Quale dovrebbe essere il “vero” lavoro degli Informatori Scientifici del Farmaco competenti, quindi? A mio parere andrebbero assunti dalle ASL come consulenti per questioni quali la farmaco-economia, la gestione di trals clinici “seri” in contesti reali, raccolta dati ed approfondimenti sugli eventi avversi dei farmaci, etc. etc. Sarebbe un ottimo investimento per tutti in termini, sono convinto, anche economici.

Nota: Ripubblico questo post dopo la valanga di insulti che ho ricevuto l’anno scorso, modificato nel titolo e nella forma, che mi ha spinto a rendere il post in oggetto “privato” e non visibile sul blog. Ne ho ricevuti moltissimi di commenti aggressivi ed insultanti. Di contro mi sono anche reso conto che il “taglio” che avevo dato al tempo a questo post era forse troppo sarcastico e, magari, irriverente per gli ISF come gruppo di lavoratori. Ho cercato, quindi di rivedere l’articolo, cercando di essere più chiaro e preciso alla luce della recente vicenda. Pur avendo fatto “autocritica” in senso formale, confermo l’aspetto “contenutistico” del mio pensiero.  La mia è una critica a come viene gestita la questione del farmaco e del rapporto tra aziende e medici che può e deve essere “sano” e “trasparente” in toto. In ogni caso, spero che l’espressione di una idea non debba essere oggetto di intolleranza ma, possibilmente, di confronto.

Le case farmaceutiche vincono sempre: Farmaci griffati sulle ricette

In un paese economicamente in ginocchio, in piena spending review, la notizia è , ai miei occhi, stupefacente. Dopo l’opposizione della classe medica e delle case farmaceutiche, lo Stato permetterà di prescrivere il farmaco griffato, a scapito di quello equivalente, con la possibilità di definirlo “non sostituibile” se spiegherà, il medico prescrittore, il perchè di tale scelta. Ed ora sono veramente curioso di vedere cosa si inventeranno i miei colleghi che si presteranno a tale “gioco” per giustificare lo spreco di denaro pubblico per i cosiddetti farmaci di “marca” a scapito degli equivalenti meno costosi ed ASSOLUTAMENTE UGUALI sul piano dell’efficacia clinica. Forse questa scelta è la peggiore di tutte perchè getta le basi per un comparaggio selvaggio dato che il medico per prendersi la responsabilità giuridica e, soprattutto, quella morale, di sprecare soldi pubblici, verrà “spinto” ancora di più dalle aziende. Come medico provo vergogna per la mia categoria.

Report: Il Marketing del Farmaco

Trovate di seguito, suddiviso in 7 parti, la puntata di Report di Milena Gabanelli, curata da Paolo Barnard, intitolata “Il marketing del farmaco”. ”Il marketing del farmaco” racconta la realtà del mercato farmaceutico italiano per poi spaziare nel terzo mondo, dove esiste il drammatico problema dell’accesso ai farmaci essenziali. In Italia il mercato del farmaco è sotto accusa per aver gonfiato pesantemente la spesa sanitaria; questa inchiesta punta il dito su una delle principali cause dello sperpero, spiegando, attraverso la testimonianza di un informatore medico, il fenomeno del comparaggio, che è responsabile di grosse distorsioni del mercato dovute a prescrizioni per nulla basate su dati clinici confermati e sufficiente autonomia di pensiero.