Etichettato: depressione maggiore

Valutazione del rischio suicidario nel “mondo reale”

Nelle persone affetta da disturbo depressivo maggiore il rischio di commettere gesti suicidari è 20 volte più frequente rispetto alla popolazione generale e una anamnesi positiva per patologia affettiva (depressione maggiore o disturbo bipolare) è presente nel 60-70% delle persone che portano a termine un tentativo di suicidio; nel mondo ogni anno muoiono circa 1.000.000 di persone per suicidio.
La valutazione del rischio suicidario e la gestione dei dati clinici ottenuti rappresentano una sfida non solo per lo psichiatra, ma anche per il medico di medicina generale, il quale può avere difficoltà ad indagare direttamente le dimensioni del problema con il paziente sia per la mancanza di un adeguato “schema mentale” da seguire, sia per il timore che affrontare direttamente questo tema possa, in qualche modo, istigare gesti anticonservativi. L’indagare direttamente con il paziente la presenza o meno dell’ideazione suicidaria non è stato mai correlato ad un maggior “passaggio all’atto”, al contrario la possibilità di affrontare direttamente questo generi di pensieri e stati d’animo con un medico è considerata, nella maggior parte dei casi, come positiva seppur la persona tenda a parlarne solo su richiesta dell’interlocutore piuttosto che spontaneamente.
Sul piano pratico abbiamo pensato fosse utile raccogliere, allo scopo di costruirsi un adeguato “modus operandi”, i principali fattori di rischio per il suicidio che la letteratura riporta:

1) Precedenti tentativi: la metà delle persone che mette in atto un gesto suicidario efficace ha in anamnesi precedenti tentativi. Almeno 1 soggetto su 100 persone che sopravvivono ad un tentativo suicidario, morirà entro un anno per un gesto autolesivo efficace, un rischio 100 volte più grande rispetto alla popolazione generale.
2) Diverse patologie psichiatriche concomitanti: la presenza di disturbi singoli come ad esempio depressione, ansia, panico, psicosi, è associato meno di frequente a tentativi suicidari potenzialmente efficaci rispetto all’associazione, ad esempio, con disturbi di personalità, alcolismo o altre dipendenze.
3) La natura del disturbo psichiatrico presente: alcuni disturbi psichiatrici sono più frequentemente associati a tentativi autosopressivi, ad esempio il disturbo bipolare, la schizofrenia, l’alcolismo, il disturbo post-traumatico da stress ed il delirium.
4) Età: la distribuzione del suicidio mostra un andamento bi-modale con un picco durante l’adolescenza e poi un progressivo aumento dall’inizio della terza età.
5) Sesso: Gli uomini rispetto alle donne attuano gesti suicidari 3 volte più efficaci, mentre le donne portano avanti un numero totale di suicidi 4 volte maggiore. In sostanza gli uomini tentano il suicidio con minor frequenza delle donne, ma quando lo fanno risultano molto più efficaci.
6) Razza: la razza bianca detiene il primato dei tentativi suicidati rispetto alle altre razze.
7) Condizione lavorativa: l’attività lavorativa e le competenze specifiche in un ambito, in generale, proteggono rispetto al suicidio. La classe medica è più a rischio di suicidio rispetto ad altri lavoratori.
8) Impulsività: tratti personologici di impulsività, anche se isolati ed al di fuori di un disturbo di personalità, in vari ambiti predispongono a tentativi suicidati.
9) Salute fisica: condizioni di patologia cronica, a prognosi infausta od invalidante predispongono a tentativi suicidari.
10) Famigliarità: avere un parente di primo grado che abbia commesso suicidio aumenta di 6 volte il rischio suicidario; non è ancora chiaro se questo fenomeno di “ereditabilità” riguardi fattori specifici al suicidio oppure la presenza di patologie psichiatriche similmente presenti nei soggetti che agiscano da agenti predisponenti.
11) Abusi o violenze nell’infanzia: sono ambedue fattori statisticamente predisponenti.
12) Avere accesso ad armi: se per questioni professionali, per passione o per utilizzo nella caccia si ha accesso ad armi da fuoco o da taglio, tale elemento è fortemente predisponente.
13) Il sintomo “Hopelessness”: l’assenza di speranza è un sintomo che si può ritrovare sia isolato, sia nel contesto di una condizione depressiva. In ambedue i casi risulta fortemente correlato al suicidio e merita di essere indagato con attenzione.
14) La pianificazione del gesto suicidario: l’aver già stabilito un tempo, un luogo ed una modalità con cui commettere un gesto suicidario

Tra i fattori “protettivi” possiamo annoverare il forte legame con la famiglia e la presenza di una robusta rete sociale, di amicizie e di supporto, anche extra famigliare. L’essere genitore è un fattore fortemente protettivo, così come la presenza di autentica religiosità.