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Il diritto al voto ed il principio di eguaglianza: alcune considerazioni (certamente) impopolari

In questi giorni che rimango “drammatici”, nonostante la sensazione del passaggio ad una classe governativa dirigente perlomeno tecnicamente preparata, ci porta ad osservare il nostro passato politico prossimo e remoto. Oggi qualsiasi persona dotata di conoscenza della nostra nazione, del nostro sistema democratico e dotata di buonsenso e di etica, riconosce che la nostra politica è stata basata su personaggi “mediocri”, clowneschi e da caste il cui unico merito è stato quello di perseverare stolidamente ed inefficacemente ma sempre perseguendo il potere e riuscendo anche a mantenerlo. La spregiudicatezza e la bassa moralità hanno prevalso sulla preparazione al ruolo di governo. Le persone tecnicamente preparate, colte, “certificabili” nel loro ruolo dal loro stesso curriculum, purtroppo non sono dotate di quel potenziale istrionico, seducente e manipolativo che ha permesso a questa classe politica di formarsi ottenendo voti da cittadini che scelgono i loro rappresentanti sulla base di suggestioni, senza nulla conoscere in profondità del sistema politico del loro paese. Gli italiani sono manipolabili più di altri. E gran parte della popolazione è così immatura da privilegiare i peggiori se questi hanno un buon “impianto pubblicitario”, non solo mediatico, a sostenerli.

In sintesi il mio pensiero è questo: nessun tipo di legge elettorale potrà garantire la selezione dei migliori se non si avrà il coraggio di rimettere indiscussione il diritto al voto. Nessuno si sognerebbe di autorizzare un cittadino a fare il medico, a guidare un aereo, o una automobile per portare la propria famiglia in vacanza solo basandosi sul sacrosanto principio di “eguaglianza”; è necessario ottenere una laurea, una patente, una autorizzazione, qualche cosa che ci dica che siamo in grado di farlo. Perché, seguendo questa analogia, il voto, attività di massima responsabilità democratica con conseguenze massime sul destino del paese, è secondaria solo al raggiungimento della maggiore età? Io credo che , per le nuove generazioni la scuola dovrebbe avere un adeguato corso di studi al riguardo in cui viene spiegato come funziona il nostro paese VERAMENTE sul piano tecnico, in modo che uno studente sappia cosa è la camera, il senato, le funzioni del premier, dei ministri, del presidente e di conoscenza della costituzione, sapere i benefits di chi governa, e cosa è successo nelle precedenti legislazioni, etc etc etc. Insomma io intendo una abilitazione, una certificazione che dica “tu puoi votare perché sai cosa stai facendo”. Per quelli che invece sono adulti io stabilirei una “patente” al voto, che si otterrebbe dopo un corso che i più giovani farebbero a scuola negli anni prima della maggiore età. Quanti di voi sanno davvero come funziona il nostro governo? Non parlatemi di “educazione civica” o robe simili che sono una buffonata. Intendo un corso VERO e PROPRIO. Potrebbe essere un buon progetto per il governo tecnico attuale. Se poi una persona non è interessata a fare il “Corso per la Patente al Voto”, non vota…