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Perchè io non voterò nel 2013

Vorrei comunicarvi perchè io non voterò alle prossime elezioni 2013. Non destra, non sinistra, non centro, non Movimento 5 Stelle, non vecchi e non giovani. Non voterò non tanto perché ho difficoltà a scegliere un delinquente tra i delinquenti, o un incompetente tra altri incompetenti. La necessità di dover scegliere l’opzione “migliore” e non l’opzione “perfetta” appartiene naturalmente all’essere umano e tutti noi la esercitiamo nel corso della vita senza lamentarci perché sappiamo che non possiamo fare che così. E’ la condizione umana. Poco importa se lo scenario politico è drammatico, si potrebbe sempre scegliere il meno peggio. Ma è qui che sta il vero inghippo…

Due domande necessitano di risposta. Cosa sappiamo, noi cittadini della politica, delle persone che staranno al comando, delle loro vere intenzioni e del’indice probabilistico che uno di loro possa fare meglio dell’altro? Altra domanda, che qualche persona prima o poi dovrà fare: tutti noi cittadini vogliamo davvero il cambiamento?

Berlusconi aveva capito per primo la regola “zero” della politica, ovvero il consenso lo si costruisce dalla base. La maggior parte delle persone che vivono in Italia non hanno interesse per la politica, mi riferisco alla base dei cittadini, a quelle persone che si muovono verso la politica senza sapere nulla, ad esempio, di come funziona lo “Stato Italia”, di come si fanno le leggi, di che cosa è l’economia, etc.etc. per cui il vero aggancio con loro è l’emotività: a queste persone non serve dare troppe informazioni, a loro basta una “visione”, basta l’enfasi, basta non il vero, con la sua complessità, ma il verosimile, limpido, rincuorante e definito.

Tra la casta e la base abbiamo poi il “sottobosco” della popolazione. Medici, avvocati, piccoli imprenditori, professionisti, dirigenti pubblici, figli di buona famiglia. Tutte queste persone sanno, consapevolmente o meno, di essere nella posizione migliore poichè non hanno troppi benefits o troppi soldi, ma in cambio sanno di essere “invisibili”, di non rischiare molto sotto il profilo penale, e sanno di potersi muovere tra il disastro del paese con disinvoltura, sanno che il loro benessere è costruito sull’evasione fiscale e sull’aggirare la legge (chi lavora nel privato) e sull’inossidabilità della loro posizione e la assoluta assenza di una qualità di prestazione equiparata al loro stipendio (se lavorano nel pubblico). Sono loro che si lamentano di più e meglio, in maniera molto raffinata e confondente, ma sono proprio loro che vogliono che le cose non cambino drasticamente, nella sostanza, perché non sanno ancora se è nel loro interesse. Questa classe di persone sono il vero propellente segreto della politica. Cosa risponderebbe questo “sottobosco” se venisse chiesto loro di annullare il contante a favore di transazioni elettroniche per risolvere subito il problema dell’evasione fiscale? Cosa risponderebbero i dirigenti pubblici (anzi tutte le persone che stanno nella pubblica amministrazione o nei pubblici servizi) se gli si proponesse di essere seriamente valutati nel loro operato mettendo in discussione la loro non licenziabilità, l’assenza totale di richiesta di risultati? Io ritengo che la politica sia nelle mani di questo “sottobosco” e che la cosiddetta casta sia un prodotto di questo grande numero di persone, ne sia un’allegorica emanazione del suo cervello collettivo.

La politica , quindi, ci dirà sempre cose giuste. Tutti più o meno le dicono, se vi andate a vedere i programmi (le “idee” come le chiamano oggi), sia Berlusconi, sia Renzi, sia Grillo, tutti tutti. I problemi sono: 1) Queste idee hanno fondamento teorico e, lasciatemi dire, scientifico-positivistico per andare a buon fine? 2) COME intendono realizzare le loro idee?

La politica si lascerà sempre un margine di indeterminatezza quando parla di vincere l’evasione fiscale, di abbattere la disegualianza sociale, e tutto ciò che è un emergenza per il nostro paese. Per questo non è possibile sapere cosa penseranno davvero i canditati delle prossime elezioni.

Infine, le persone che si muovono con Beppe Grillo stanno un po a metà, ma anche loro amano l’enfasi e l’informazione parziale mixata alle stupidaggini, e Grillo di stupidaggini su ambiente, sanità ed economia ne dice un certo numero, a mio parere. Inoltre, nonostante quanto ne dica lo stesso Grillo, nel caso se ne andasse via il comico la gente perderà di nuovo la voglia di aggregarsi intorno a delle idee, perchè abbiamo sempre bisogno di un “vate”, di un “mecenate” di un “dittatore” di un “comico”, perchè non abbiamo fiducia in noi e nella potenza del confronto semplice tra uomini.

Chiedo con grande umiltà a tutti, dove stia l’errore nel pensiero che ho appena esposto, quale sia il rischio vero se la gente non va a votare. Solamente non vorrei sentire cose del tipo “con un simile ragionamento i paesi certo che vanno a ramengo!” oppure “il voto ha sempre valore.” oppure “Il voto è lo strumento principe di ogn democrazia.” oppure “se il paese va a ramengo e’ perche’ la maggioranza nelle precedenti elezioni ha votato un demente, se la cosa non vogliamo che si ripeta possiamo solo andare a votare.”. Vi prego non uccidiamoci a vicenda di stupidaggini. Sentiamo il bisogno di capire senza che ce lo dica Santoro, confrontiamoci senza che ce lo imponga un comico, cerchiamo di non avere paura ad essere retti e giusti perchè non è improbabile che il metafisico, dio, gli dei e tutto il resto siano solo un archetipo collettivo e che la realtà potrebbe essere niente di più, e niente di meno, che il nostro essere uomini davanti ad altri uomini, per cui, parafrasando Sartre, ogni persona è responsabile di tutto davanti a tutti”. Finisco chiedendo se, in assenza di informazione (il vero problema dell’Italia), è davvero un gesto stupido “stare fermo”? Creerò più danni di chi, senza basi logiche autentiche, voterà quello che definirà “il meno peggio” solo su dimensioni emotive e in assenza di veri dati oggettivi? Votare senza sapere nulla di reale, di concreto, di verificabile, di non ambiguo, non è più un diritto, è l’illusione di un diritto. Basandosi su questa illusione qualche persona potrà dire di essere stata votata da qualcuno, da una parte di popolazione e, di conseguenza, potrà dire di essere stato eletto democraticamente. Il voto è un diritto se sappiamo consapevolmente e concretamente chi e cosa faranno un certo gruppo di persone. Votare senza sapere nulla del mondo in cui viviamo e delle persone che pretendono di governarlo è solo un gesto irresponsabile. Dovrebbe, ognuno di noi essere informato sul funzionamento della nostra nazione e non dovremmo farci bastare quattro stupidaggini che loro chiamano “programmi” o, peggio, “idee”. Chi, cosa, perchè e, sopratutto COME. Con precisione. Questo a me manca. Per questo io nel 2013 non voterò.

Jean-Paul Sartre:

Quando i ricchi si fanno la guerra, sono i poveri a morire. (da Il diavolo e il buon Dio, 1951)

Per ottenere una verità qualunque sul mio conto, bisogna che la ricavi tramite l’ altro. L’altro è indispensabile alla mia esistenza, così come alla conoscenza che io ho di me. (da L’esistenzialismo è un umanismo, 1946)

L’uomo è condannato ad essere libero. (da L’essere e il nulla)

Sognare?

L’invito a sognare un’Italia diversa è stato, ed è, un tentativo di controllo. Sono troppi anni che ci chiedono di credere al “sogno” di un’Italia nuova come se fosse possibile far accadere le cose semplicemente pensandole. Noi non possiamo realizzare un sogno se non sappiamo chi siamo, dove siamo e che risorse abbiamo, dato che, in generale, la realizzazione di un progetto richiede sempre un’azione più o meno faticosa. Questa è un’ottima ragione per la quale nessun politico dovrebbe, oggi, invitare gli italiani a “sognare” un paese diverso. L’Italia ha già troppo sognato. Nell’eccitamento emotivo delle illusioni tutti noi abbiamo disimparato lo sguardo lucido e concreto che permette di orientarci e di capire chi siamo e dove siamo. Spero che non ci sia solo “l’italia che va a letto presto” descritta dalla Marcegaglia. L’Italia che “sogna”. Spero che ci sia un’Italia che, in questo momento, stia vegliando, e che trascorra le notti a cercare di informarsi, di sapere, di conoscere le cose senza temere di affrontare la “complessità” del mondo, senza accettare le “realtà semplificate” che ci propongono per farci dormire bene e sognare un Italia che probabilmente neppure desideriamo davvero. Non di sogni c’è bisogno, ma di risvegli.

Quello che il clima del pianeta ci dice

Le notizie di questi giorni sulle catastrofi climatiche in corso ci racconta qualche cosa sulla discriminazione dei mezzi di informazione occidentali. Le alluvioni dell’Australia hanno totalmente “coperto” le notizie relative ai disastri avvenuti in Sri Lanka, dove circa un milione di persone hanno perso la casa, e quelle relative al Brasile, dove le più forti e persistenti pioggie degli ultimi venticinque anni hanno ucciso più di 700 persone e cambiato drammaticamente le vite di almeno alcune altre migliaia. Queste cronache rivelano come il movimento di venti e masse d’acqua noto come “La Niña” sia probabilmente la causa diretta di tutti questi eventi climatici, dal Queensland allo Sri Lanka passando per le Filippine. Ma ”La Niña” potrebbe non essere l’unico fattore di cui discutere. Il 2010 è stato un anno particolarmente estremo, caratterizzato da tempeste di neve da record in Europa e negli Stati Uniti, da un’ondata di caldo senza precedenti in Russia e, appunto, da innondazioni senza precedenti in tutto il mondo. La nostra percezione del tempo atmosferico è fortemente alterata dall’esperienza personale. Ad esempio il Dicembre del 2010, nonostante l’eccezzionale nevicata in UK, è stato uno dei mesi più secchi mai registrati. Il tempo ed il clima non sono la stessa cosa. Quando sui media parlano del tempo NON stanno parlando del clima. Chi osserva seriamente il clima ha registrato che il 2010 è stato, globalmente, l’anno più caldo ed umido mai registrato. Per il 34° anno di seguito le temperature sono state superiori alla media del ventesimo secolo. Da decenni la terra si sta riscaldando. Quasi tutti i climatologi attribuiscono questo dato ai gas prodotti dall’attività umana che intrappolano il calore nell’atmosfera. Più farà caldo e più il tempo sarà imprevedibile. Gli scettici insistono  che non c’è alcuna prova certa del rapporto diretto tra l’aumento della C02 ed i cambiamenti climatici. Nonostante qualsiasi ipotesi vogliamo fare sul “perchè” delle cose, il nostro mondo sta cambiando. Se tolleriamo questo senza voler capire meglio, senza avere preoccupazioni per il nostro futuro, direi che dovremmo anche smetterla di preoccuparci del perchè tolleriamo quanto sta politicamente accadendo adesso in Italia. Di come vengono gestite le informazioni, sia che si tratti di clima o di politica interna. Il nostro “gusto per la novità” rende tremendamente noioso ed esageratamente “apocalittico” chi parla di clima da almeno 10 anni, figuriamoci quanto ci vorrà a rendere noioso e “pedante” chi parlerà di “feste” con minorenni o di accuse di corruzione o di mafia di un premier ultrasettantenne. In effetti a me i vari Travaglio, Santoro, Luttazzi stanno “rompendo le palle” da almeno un paio di anni. Dato che è probabile che noi e i nostri figli ci estingueremo, meglio continuare a fare “festa” facendo finta di nulla…

A chi interessa davvero capire?

La nostra “libertà” personale sembra essere il valore che più ci sta a cuore; per lei si sono fatte guerre, rivoluzioni e, ancora oggi, sembriamo percepirne la precarietà e la necessità continua di difenderla. Questo a parole. Io credo, al contrario, che la nostra libertà sia una condizione esistenziale difficile da gestire e per la quale, di fatto, mostriamo scarso o nullo interesse e che non vediamo l’ora di affidarla ad altri che se ne occupino al posto nostro. Dico questo perché la nostra libertà, in una società civile e democratica, è completamente dipendente dalla nostra volontà e possibilità di essere informati e di capire il mondo in cui stiamo vivendo. La prima domanda che mi pongo è questa: abbiamo la possibilità di capire la politica, l’economia, e le dimensioni filosofiche, religiose e culturali di base del nostro mondo? Io penso che la risposta a questo quesito sia affermativa, oggi più di ieri. La possibilità di scambi tra persone e l’accesso a plurime fonti di informazione è una realtà grazie al web. La responsabilità di promuovere ciò dovrebbe essere affidato, in primis, alla scuola. Tutto questo riguarda ogni persona, per lo meno nel mondo occidentale. Chi rifiuta l’avvicinamento alla rete come strumento di scambio e di informazione non ha scusanti. Ci siamo adeguati al cambio di valuta, al cambiamento della telefonia, etc. etc. e se non ci adegueremo al cambiamento con cui ci si informa, questo sarà un primo segnale di quanto poco ci importa della nostra libertà. La seconda domanda è: alla gente interessa davvero capire? Ad un piccolo gruppo di persone amanti della “complessità” direi di si. Su di un altro versante, invece, penso che la maggior parte di noi pensi di aver capito sufficientemente bene, ma non sia vero, mentre un’altra parte non ha alcun interesse a capire e parla per luoghi comuni o addirittura per automatismi linguistici mutuati dai rappresentanti di governo e dai media a loro fedeli. In questi giorni mi sto chiedendo se mi interessa davvero essere libero e, che poi è la stessa cosa, se mi interessa davvero capire. Voi sapete che cosa sono le “interrogazioni parlamentari”, che cosa è un “decreto legge”, quale è il ruolo in Italia di un pretore, quale è la funzione della Corte Costituzionale, come è organizzata la sanità in Italia, come funziona la diplomazia, come è organizzata la Giustizia, etc. etc. etc. Intendo se lo sapete davvero. Ma dico davvero. Io sto (ri)partendo da li.